
"Il Ducale"

"E a uno che abbia il nobilissimo sangue dei Visconti,che sia il più degno, viene offerta una bandiera con raffigurata una vipera celeste che inghiotte un Saraceno rosso;questo vessillo va innanzi a tutti; il nostro esercito non s'accampa da nessuna parte se prima non vede sventolare su un qualche albero. E si dice che questa dignità sia stata concessa alla sua nobilissima parentela per merito della eccellente onestà di un Ottone Visconti, uomo di carattere molto valoroso, e della vittoria che egli ha avuto in una guerra d'oltremare contro i Saraceni."
Queste parole tradotte dal De magnalibus urbis Mediolani, scritto da Bovesin de la Riva nel 1288, offrono una prima descrizione del simbolo storicamente rappresentativo del territorio dell'Insubria, il "Biscione".
Si ritiene che il vessillo rappresentasse la vipera bronzea innalzata da Mosè nel deserto a difesa del campo degli Ebrei, portata a Milano dal vescovo Arnolfo in seguito a un'ambasceria presso la città di Costantinopoli, dalla quale gli era stata donata.La stessa vipera che ora è conservata nella basilica di Sant'Ambrogio a Milano.
Accanto a questa teoria,esistono poi numerose leggende, fiorite attraverso i secoli, più legate alla tradizione popolare.La più antica parla di un drago che faceva strage di innocenti poco dopo la morte di Sant'Ambrogio,attorno all'anno 397.Il mostro sarebbe stato abbattuto nell'atto di divorare un fanciullo da Umberto Visconti, che ne inserì l'immagine nelle proprie insegne.Anche qui, per una spiegazione,è utile ricorrere alla simbologia: il drago assumerebbe il significato di un ritorno dell'antica religione dopo la morte di un campione della cristianità (Sant'Ambrogio),la sua sconfitta un finale prevalere del cristianesimo attraverso la figura di Umberto che tuttavia non sconfessa le sue origini, adottando come vessillo il simbolo dell'antico credo.
Un' altra narrazione rimanda la mondo germanico.In una tregua di un combattimento il re longobardo Desiderio si addormentò in un prato: fu allora che una vipera si attorcigliò attorno al suo capo e vi ristette per qualche tempo.Poi se ne strisciò vi, lasciandolo illeso. Desiderio, colpito dal prodigio, decise si adottare la serpe come proprio emblema:essa attraverso lui, venne tramandata alla città di Milano e ai Visconti, che si consideravano suoi diretti discendenti.
Del tutto simile è la leggenda narrata dal Petrarca nel suo Rerum Memorabilium,che parla di una vipera entrata nell'elmo di Azzone Visconti, in una pausa della battaglia di Altopascio (combattuta contro i Fiorentini nel 1325).Levatosi, il condottiero si sarebbe infilato l'elmo e la vipera ne sarebbe uscita senza morderlo.Fu per ricordare il miracoloso evento che avrebbe deciso di rappresentarla nelle sue armi.
Dove finisca la leggenda e cominci la verità è impossibile dirlo.E' comunque indiscutibile che il simbolo del "Biscione" affonda nella notte dei tempi e in un contesto più vasto della storia di una singola famiglia.Come è altresì indiscutibile che la sua collocazione geografica va ben oltre la sola città di Milano, abbracciando tutti i territori del vecchio Ducato, ed è proprio della Signoria e del Ducato di Milano poi, che diventerà simbolo e bandiera.

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